ø Introduzione


ø Conformarsi

ø Libertà

ø Sesso

ø Anima

ø Amore

ø Artificiale

ø Avere uno scopo

ø Fare

ø Reciprocità

ø Domande e risposte

ø Stare con l’Arte

ø Memorie

ø Bibliografia




Gilbert & George
Ossessioni e compulsioni

di Robin Dutt

postmedia books 2005
128 pp.
-- 72 illustrazioni
testi in italiano e inglese
isbn 9788874900213


18,60
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Questa nuova monografia degli artisti Gilbert & George offre una serie di affascinanti incursioni nella loro vita privata. Dal loro primo incontro nel 1967 alla St Martin’s School dove studiavano scultura con Anthony Caro, i due sono diventati inseparabili, scegliendo di vivere e lavorare nella loro casa di Spitalfields. "Ossessioni e compulsioni" contiene una selezione delle loro opere, comprese le celeberrime "sculture viventi", disegni, schizzi preparatori degli allestimenti, i loro grandi lavori fotografici che la coppia descrive semplicemente come "pictures" e immagini inedite dal loro archivio personale. Parole e immagini, l’uso non convenzionale del mezzo fotografico, hanno contraddistinto il lavoro di Gilbert & George, le loro battaglie contro il conformismo della società e del mondo dell’arte, le irriverenti tattiche per sfidarlo, la loro inequivocabile impertinenza. Ma lo shock è spesso accompagnato da un senso dell’umorismo malizioso, dal rifiuto delle etichette — compresa quella di artisti gay pur dichiarando le proprie preferenze sessuali in numerose opere — da un linguaggio diretto che li ha fatti diventare i beniamini di un pubblico eclettico.

Gilbert & George sono sicuramente una delle maggiori istituzioni della scena dell'arte internazionale. la loro presenza viene sentita, vissuta e certamente apprezzata da un pubblico eclettico. Parliamo di due artisti le cui vite sono un estensione dell'opera che producono.  In effetti, ciò li rende un'opera vivente. Dai loro abiti spezzati a tre bottoni fino alle loro immagini lucide e senza giunture, Gilbert & George sono cinematografici anche nella loro ispirazione. La polemica li corteggia e non il contrario e l'assenza di timore rispetto alla censura e il distacco nei confronti del consenso mantiene temperato il loro clima personale.
Pur avendo utilizzato diversi media, sono conosciuti principalmente per le loro composizioni fotografiche di grandi dimensioni. Le definiscono immagini e su questo punto non hanno dubbi. Ma l'intenzione di questo libro è di dimostrare come anche i primi lavori (le ironiche parole ritagliate sulle loro giacche o le griglie con i loro disegni a matita) abbiano un legame diretto con i famosi (e denigrati) grandi opere di oggi. Le sculture viventi, che ovviamente li vedono come protagonisti, vanno intese come soggetti centrali dei loro temi particolari. Gli atteggiamenti sono simili, il mezzo cambia.

(dall'introduzione di Robin Dutt)


Gilbert (Proesch) nasce nel 1943 a San Martino (Bolzano 1943). Si diploma alla Akademie der Kunst di Monaco di Baviera. George (Passmore) nasce nel 1942 a Plymouth. Si diploma al Dartington Hall College of Art e alla Oxford School of Art. Gilbert and George sono ancora studenti quando si incontrano alla St. Martin’s School of Art di Londra nel 1967. Da allora vivono e lavorano insieme in un quartiere operaio dell’East End.



  postmedia books Stefano Scipioni / SuperEva / 04-2005
E' prossima l'uscita di una nuova monografia degli artisti Gilbert & George che offre una serie di affascinanti incursioni nella loro vita privata. Dal loro primo incontro nel 1967 alla St Martin's School i due sono diventati inseparabili.
Ossessioni e compulsioni contiene una selezione delle loro opere, comprese le celeberrime "sculture viventi", disegni, schizzi preparatori degli allestimenti, le "postcard art", i loro grandi lavori fotografici che la coppia descrive semplicemente come "pictures" e immagini inedite dal loro archivio personale. Parole e immagini, l'uso non convenzionale del mezzo fotografico, hanno contraddistinto il lavoro di Gilbert & George, le loro battaglie contro il conformismo della società e del mondo dell'arte.

Ma lo shock è spesso accompagnato da un senso dell'umorismo malizioso, dal rifiuto delle etichette - compresa quella di artisti gay pur dichiarando le proprie preferenze sessuali in numerose opere da un linguaggio diretto che li ha fatti diventare i beniamini di un pubblico eclettico.

News / Libri vaganti / 05-2005
Parole e immagini, l'uso non convenzionale del mezzo fotografico, hanno contraddistinto il lavoro di Gilbert & George, le loro battaglie contro il conformismo della società e del mondo dell'arte. Ma lo shock è spesso accompagnato da un senso dell'umorismo malizioso, dal rifiuto delle etichette _ compresa quella di artisti gay pur dichiarando le proprie preferenze sessuali in numerose opere _ da un linguaggio diretto che li ha fatti diventare i beniamini di un pubblico eclettico..


Emanuela Amici / Arte e Critica/ 11-2005
A distanza di un anno dalla sua uscita in Inghilterra ed in concomitanza con la presenza di Gilbert & George alla Biennale di Venezia, Postmedia ha proposto al pubblico italiano il volume che Robin Dutt ha dedicato al celebre duo inglese. Una breve introduzione, un’agile e ben strutturata parte storica, un ottimo corredo illustrativo ed infine un’intervista inedita: questa la griglia che Dutt ha scelto per la serie delle monografie dedicate ad alcuni fra gli artisti più innovativi della scena contemporanea. Ossessioni e compulsioni, più che l’esaustiva illustrazione di una carriera, è un racconto tematico che sviscera, in nove brevi capitoli, quelli che l’autore ritiene essere gli ambiti più fecondi da cui osservare la vita e l’arte della coppia (conformismo, libertà, sesso, anima, amore, artificio, finalità, sperimentazione, reciprocità). La linearità della sequenza cronologica è così volutamente spezzata, così come l’univocità del racconto ad una sola voce narrante, continuamente interrotto dalle citazioni degli artisti che riempiono, alla fine di ogni capitolo, intere pagine a fianco delle illustrazioni. Il libro riesce a penetrare nelle pieghe più intime della coppia, svelando il percorso celebrale e creativo che sta alla base del suo lavoro. Un interessante corredo di fotografie inedite in bianco e nero, dal sapore di album di famiglia, chiude il volume ritraendo il duo a fianco di amici, parenti e figure di spicco del panorama internazionale.



Alberto Campagnolo / lettera.com/ 03-2006
Un’originale retrospettiva sulla produzione artistica di Gilbert Proesch e George Passimore. Attraverso un racconto del percorso creativo, alternato a dettagli di vita privata, il libro focalizza un’analisi decisamente inconsueta delle opere di Gilbert&George, comprese le celeberrime “sculture viventi”, i disegni, gli schizzi preparatori degli allestimenti, le “postcard art”, i progetti di fotografia -semplicemente descritti dagli artisti come “pictures”-.


Gilbert & George: Una “&” per niente commerciale

Siamo totalmente ossessionati: vogliamo amare gli spettatori. Vogliamo che pensino alle nostre foto come lettere d’amore visive. Vogliamo che ci rispondano con un’altra lettera d’amore. Succede spesso, ma non sempre.

Rinunciare a commentare una critica d’arte per andare più in profondità sull’importanza “educativa” della divulgazione di un percorso creativo fuori dagli schemi, assolutamente avvincente e ricco di suggestioni come quello di Gilbert&George, sodalizio artistico sinora relegato all’entusiastica venerazione di una nicchia di appassionati: ecco, forse solo attraverso un nuovo apostolato della storia dell’arte, svecchiata dagli stereotipi scolastici, si può tornare a spostare il baricentro del saggio di critica da documento per studiosi ad appassionato viaggio nella creatività anche per chi non sappia nulla circa l’argomento dell’analisi.
Questo volume, infatti, ha il grande pregio di avvicinare il lettore, di condurlo per mano non come di consueto attraverso un’esegesi dettagliata e documentale del catalogo artistico di Gilbert&George, ma lungo un percorso più dolce, morbido, curioso, umano.
La produzione artistica di Gilbert&George, coppia nel lavoro e nella vita, percorre eroicamente i binari della “provocazione attraverso la provocazione”. Nella cultura borghese dello scorso secolo riescono infatti a ritagliarsi, a partire dal loro piccolo studiolo dell’East End, quartiere allora operaio di una Londra brulicante di fermenti creativi e sociali, il lusso di una rilettura dell’irriverenza, della provocazione, dello scandalo: avvicinando il pubblico, e non allontanandolo. In questo la vera sovversione, il ribaltamento delle aspettative della critica, interessata generalmente a cos’altro si fosse potuto inventare per spingersi “al di là” dei canoni del socialmente corretto ed accettabile.
Questo attraverso uno studio approfondito del linguaggio del corpo umano, l’elemento naturale più democratico e allargato, il ponte tra artista e pubblico, lo strumento ancestrale per far sentire sulla propria pelle il crepitio del progetto di una creazione. In questo senso, la nudità viene intesa come uguaglianza e sincerità, non più come scandalo né come vergogna. La vera provocazione è quindi il contatto umano, non il ricalco di stereotipi borghesi di pruderie obsolete. Ma è la coscienza della piattaforma delle consuetudini a rendere la creatività di Gilbert&George assolutamente originale e, di converso, irriverente.
Tutto questo però è introdotto dall’autore attraverso un racconto molto sottile e per nulla scontato. Immagini d’archivio, lettere, testi inediti raccontano la storia di una produzione artistica in totale contrasto con il conformismo della società e delle false maniere del mecenatismo. Dal loro primo incontro nel 1967 alla St Martin’s School, Gilbert&George sono diventati inseparabili. Creativi contro, ma allo stesso tempo innamorati della relazione con chiunque si lasci avvicinare dalla loro arte, e dalle sue forme.
Il segreto del loro grande riscontro di pubblico, e, tardivamente, di critica, nel sottosuolo degli appassionati d’arte contemporanea sta forse proprio nella “&”, quella “e” così poco commerciale che simboleggia l’unione tra due persone, tra due creativi a generare un carisma non convenzionale. Non convenzionale nemmeno nella definizione di artisti omosessuali: mai come in questo caso parlare di “gay culture” si rivela infine artisticamente insufficiente come classificazione, specie per chi come loro ha lottato, creato, vissuto per spogliare le cose, le persone, gli atteggiamenti dalle etichette, dall’entomologia culturale dominante nella critica in perenne, bulimica ansia classificatoria.
Alla ricerca di visionarie e dolenti atmosfere londinesi anni’70, consiglio vivamente una lettura lenta di questo libro abbinata all’ascolto dei primi folgoranti album di Brian Eno.