Ugo La Pietra

Andrea Branzi

Angela Rui

Manlio Brusatin






Da spazio nasce spazio
L'interior design nella trasformazione
degli ambienti contemporanei

Luciano Crespi


postmedia books 2013
192 pp.
-- 97 illustrazioni
isbn 9788874900886

 

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Il titolo del libro si ispira a Da cosa nasce cosa di Bruno Munari, di cui Da spazio nasce spazio recupera la narrazione leggera, disincantata, lontana dai testi di tipo manualistico o storico. La sua natura è piuttosto quella di una guida, ventisei saggi brevi destinati ad accompagnare il lavoro di progetto dai momenti critici iniziali a quelli successivi, non meno complicati, ma nei quali ci si sente a volte così spavaldi da perdere la bussola. L'intento è di indirizzare la ricerca e l'attività progettuale verso territori inesplorati, aree di confine, incroci di generi, da affrontare con lo stessa disponibilità a nuotare controcorrente dimostrata da alcuni protagonisti delle esperienze che vengono ricordate. A loro il testo riserva una parte centrale, utilizzando una modalità di lettura inusuale, che prova a mettere in relazione design, architettura, arte e musica. Attraverso questo tipo di svolgimento i diversi capitoli cercano (come scrive Andrea Branzi nell'introduzione) di "dimostrare che la progettazione degli spazi interni costituisce una attività che possiede fondamenti culturali autonomi e che si pone fuori dall'idea che possa ancora esistere un'unità oggettiva tra logica urbana, qualità architettonica e interior design". Da spazio nasce spazio ha in copertina un disegno realizzato per il libro da Ugo La Pietra e comprende inoltre i seguenti inediti:
"Verso uno spazio integrato" di Andrea Branzi, "Arti e spazio. Interni dell'arte: ladri di vite" di Angela Rui e "Colore interno, esterno, immaginario" di Manlio Brusatin.



Esistono molti libri sulla storia degli stili di arredamento, per esempio la famosa "Filosofia dello Stile" (1881) di Herbert Spencer e numerosissimi manuali sull'edilizia residenziale; ma non esiste (e forse non esisterà mai) una "Storia dell'Interior Design" intendendo con questo termine una realtà che si colloca in maniera del tutto autonomia tra la storia dell'Architettura e il Product Design....
Questo saggio di Luciano Crespi vuole dimostrare che la progettazione degli spazi interni costituisce una attività che possiede fondamenti culturali autonomi e che si pone fuori dall'idea che possa ancora esistere una unità oggettiva tra logica urbana, qualità architettonica e interior design. La "scuola di pensiero" che si è progressivamente formata nell'ultimo decennio all'interno del Corso di Studi in Interior Design, del Politecnico di Milano, ha sviluppato questo concetto, indagandone l'originalità e l'enorme potenziale.
(dall'introduzione di Andrea Branzi)



La città labirinto _ Riconoscere lo spazio _ C'era una volta il genius loci _ Neotopie _ In cerca di strategie _ Naturalismo surrealista: Franco Albini _ Luoghi archetipici: Ettore Sottsass _ Ready-made: Achille e Piergiacomo Castiglioni _ Silenzi eloquenti: Ludvig Mies van der Rohe _ Stanze-stanze: Gio Ponti _ Flexiscape: Ronan e Erwin Bouroullec _ Spazi ermafroditi: Alessandro Mendini _ Interni perturbanti: Philippe Stark _ Spazi disequilibrantii: Ugo La Pietra _ Proun: El Lisitskiy _ Allestire ambienti _ Interni urbani _ Arti e spazio _ Luci e ombre

curatori
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Luciano Crespi si è laureato in architettura al Politecnico di Milano ed è professore ordinario di design. Dopo avere insegnato nella Facoltà di Architettura è stato tra i fondatori nella Scuola di design del corso di laurea di design degli interni, di cui è attualmente presidente. E' direttore del master IDEA in exhibition design e del master internazionale in urban interior design. All'attività didattica affianca quella di ricerca, come coordinatore del gruppo DHoC (Interior design for Hospitable Cities) e di sperimentazione progettuale. Nel 1999 è stato tra i curatori della mostra "Marco Zanuso architetto" alla Triennale di Milano. E' stato presente alla Biennale di Venezia del 2006 nella sezione "Città di pietra". A Milano ha progettato l'edicola di piazza Cordusio. Ha scritto molto sul rapporto tra design e cultura tecnologica e ultimamente sulla nozione di neotopie come dispositivi urbani in grado di riscattare porzioni di territorio dal loro destino altrimenti atopico. Nel 2011 ha curato "Città come".