Roberto Daolio
Aggregati per differenze (1978-2010)

AA.VV.



postmedia books 2017
240 pp.
isbn 9788874901760

 

Nato a Correggio nel 1948 e scomparso a Bologna nel 2013, Roberto Daolio è stato una figura centrale nel panorama della critica e della curatela italiana e di cui è facile constatare l'importanza attraverso la sua multiforme e complessa attività ma che, allo stesso tempo, per la sua indole schiva e mite, non sempre è stata considerata quanto meritava. A partire dagli anni Settanta, infatti, il percorso di Daolio si incrocia con alcune tra le più interessanti sperimentazioni artistiche soffermandosi in particolare su chi aveva programmaticamente oltrepassato i confini tradizionali della disciplina sconfinando nei territori limitrofi del fumetto, del teatro o della musica. Da un punto di osservazione privilegiato, la Bologna dei decenni finali del secolo, si dedica, dunque, a commentare le trasformazioni della cultura visiva e a promuovere almeno tre diverse generazioni di giovani artisti tramite le mostre da lui curate, gli scritti, che hanno contribuito a far luce sul loro lavoro, e l'intensa attività di insegnante, come docente di antropologia culturale presso l'accademia di Belle Arti. Soprattutto, però — e ritengo che questa sia una delle ragioni della sua unicità — credo che tutti lo abbiano apprezzato per la sua capacità di dialogare e di confrontarsi con gli altri senza mai anteporre se stesso alle proprie o alle altrui argomentazioni e, allo stesso tempo, per essere stato perfettamente in grado di sostenere fino in fondo, emotivamente e intellettualmente, la sua posizione critica. Se nel mondo dell'arte è consuetudine, per i curatori come per gli artisti, che la soggettività e l'egocentrismo siano i prerequisiti per mettere in mostra il proprio sé — ancor prima dei prodotti del proprio ingegno — questa evidenza non scalfisce Daolio che ha invece sempre avuto un atteggiamento sottilmente, dolcemente, sovversivo, anteponendo, qualora fosse necessario, l'ascolto al fare. Per Daolio, infatti, credo fosse fondamentale il processo di comprensione non soltanto dell'oggetto artistico, ma anche della progettualità e dell'emotività che l'artista mette in gioco con le sue opere. Questo atteggiamento, unito alle sue indubbie capacità di analisi dei processi creativi, l'ha reso interlocutore privilegiato, a volte unico, per generazioni di artisti e di critici (e forse anche di altri protagonisti della scena artistica) che hanno potuto dialogare con lui sicuri che non ci sarebbe stati fraintendimenti di sorta e, soprattutto, che le proprie idee, dopo un lungo colloquio, ne sarebbero uscite chiarite. Grazie alla sua empatia, Daolio si è anche distinto come un importante talent scout proponendo, in largo anticipo rispetto agli altri, artisti che di lì a poco avrebbero ricevuto riconoscimenti italiani e internazionali. L'idea di pubblicare questo libro su Roberto Daolio nasce all'interno di un più ampio progetto di studio sul lavoro del critico emiliano e che vede coinvolti su piani diversi la Scuola di Specializzazione di Storia dell'Arte dell'Università di Bologna, il MAMbo, l'Accademia di Belle Arti di Bologna e la famiglia di Daolio, il fratello Stefano e Antonio Pascarella il compagno di una vita di Roberto. Quest'ultima, in collaborazione con l'Accademia, ha promosso l'istituzione del Premio Roberto Daolio per l'arte pubblica "Plutôt la vie... Plutôt la ville" (cfr. Bentini, Gianuizzi, Romano: 2015 e 2017), e ha donato la collezione di Roberto — costituita negli anni con opere donate dagli stessi artisti — al MAMbo. La Scuola di Specializzazione si è unita al progetto fornendo il proprio contributo attraverso la schedatura delle opere d'arte e la sistematizzazione e lo studio dell'archivio dei suoi scritti. Davide Da Pieve, Lara De Lena e Caterina Sinigaglia — con la collaborazione anche di Vincenzo Pezzitola, soprattutto nella schedatura delle opere —, tutti studenti (ora ex) della Scuola di Specializzazione in Beni Storici Artistici dell'Università di Bologna, hanno collaborato attivamente con la dottoressa Uliana Zanetti, responsabile dell'attività espositiva e collezioni dell'istituzione bolognese, e nella realizzazione del primo nucleo dell'archivio di Roberto Daolio. Grazie ai documenti dell'archivio è nato il presente volume che raccoglie una selezione dei testi d'accompagnamento alle esposizioni, stampati in cataloghi o in semplici fogli di presentazione, o che erano stati riprodotti su riviste e giornali a partire dal 1977. Un insieme di pubblicazioni, dunque, molto difformi tra loro e accomunati dalla circostanza di non essere facilmente reperibili e che nella loro interezza costituiscono uno spaccato di rara efficacia della situazione artistica italiana a cavallo tra XX e XXI secolo grazie proprio all'indiscutibile acume di Roberto Daolio nell'individuare le principali emergenze dell'arte attuale. Nel presentare il suo lavoro piuttosto che ricorrere una mera scansione temporale abbiamo preferito raggruppare i testi in quattro aree tematiche — Performance e comportamento, molteplicità dei linguaggi, le mostre e gli artisti, dall'arte relazionale alla public art — perché ci sembra possano raccontare meglio la sua figura. Come è facile intuire il nostro intento è stato soprattutto quello di rendere omaggio alla figura di questo critico e curatore, dalla mente brillante e di persona dai modi gentili e appassionati, da poco venuto a mancare. Raccogliere i principali suoi scritti ci è sembrato oltre che doveroso nei suoi confronti, importante per le tante persone, soprattutto i più giovani, che hanno potuto leggere soltanto frammenti dei suoi testi e che così avranno la possibilità di apprezzare in pieno il suo lascito. Allo stesso tempo ci rendiamo conto che questo volume si configura come una sorta di tradimento della natura di Roberto Daolio, schiva e dialogante al tempo stesso, dato che lui non avrebbe mai pensato a una silloge dei suoi scritti. Probabilmente avrebbe vissuto con fastidio un'operazione simile, l'avrebbe percepita come un tentativo di "monumentalizzazione" del processo partecipativo dell'arte di cui lui era certamente un protagonista. Tuttavia, ne sono certo, Roberto Daolio sarebbe contento che i testi introduttivi, così come la scelta degli scritti da pubblicare, siano il frutto del lavoro di tre giovani studiosi che hanno preso a cuore il suo insegnamento. Nella compilazione di questo libro abbiamo cercato di rispettare nel limite del possibile i testi così come si presentavano nella loro veste originale, ovvero ci siamo limitati a uniformare alle norme editoriali comuni questi testi nati per essere pubblicati in contesti diversi, alcuni più ufficiali e accademici — come l'intervento a un convegno o un catalogo museale — altri più informali e divulgativi, come possono essere una recensione su un giornale o un approfondimento critico lasciato sul pieghevole di un'esposizione. Colgo l'occasione per ringraziare tutti gli artisti, gli amici, gli studenti e i collaboratori di Roberto Daolio, oltre che i già citati Stefano Daolio e Antonio Pascarella, che in maniera generosa ed entusiasta ci hanno aiutato in questo percorso. In particolare vorremmo ricordare Mario Gorni e Jacopo Simi che ci hanno accompagnato nella realizzazione di una serie di interviste ai compagni di strada di Daolio; e non ultimo Gianni Romano, l'editore di questo libro, che ha deciso fin dall'inizio di contribuire a questo progetto stampando il presente volume.
[ dall'introduzione di Roberto Pinto ]





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