In the Flow

di Boris Groys



postmedia books 2017
192 pp.
isbn 9788874901876

 

 

 

 

All'inizio del ventesimo secolo gli artisti e gli scrittori delle avanguardie iniziarono una campagna contro i musei e in generale contro la conservazione stessa dell'arte del passato; facendosi una semplice domanda: perchè ci sono delle cose considerate privilegiate, delle quali la società si prende cura, investendo soldi nel loro restauro, mentre altre sono abbandonate alla forza erosiva del tempo e a nessuno sembra importare della loro futura dissoluzione e scomparsa? A un certo punto la risposta tradizionale a questa domanda non venne più ritenuta soddisfacente; così Marinetti affermò come le macchine e gli aeroplani non avessero nulla da invidiare alle statue classiche greche, sebbene si lascino perire i primi e conservino le seconde. È come se noi considerassimo il passato più prezioso del presente, non comprendendo fino in fondo l'ingiustizia e perfino l'assurdità di tale presa di posizione; difatti viviamo nel presente e non nel passato. Crediamo davvero di valere meno delle persone che hanno vissuto prima di noi? La polemica avanguardista contro l'istituzione museale era stata spinta dalla stessa tensione egalitaria della quale era intrisa la politica moderna; volendo affermare l'equità delle cose, degli spazi e, cosa ancora più importante, delle epoche, laddove la politica rivendicava l'uguaglianza degli uomini.

Tale uguaglianza tra le epoche e tra gli uomini può realizzarsi in due modi differenti: estendendo il privilegio della conservazione museale a tutte le cose, includendo tutti gli oggetti comtemporanei, o abolendolo del tutto. La pratica artistica di Duchamp rappresentò un tentativo nella prima direzione, ma questa strada non lo condusse abbastanza lontano. Il museo democratizzato non poteva fagocitare ogni cosa; anche se un numero limitato di urinatoi ebbero il privilegio di entrare nei musei, i loro numerosi fratelli continuarono a esistere nei soliti luoghi ordinari ovvero semplici bagni sparsi in giro per il mondo. Solo la seconda via rimase quindi percorribile; ma abbandonare il privilegio congenito all'istituzione museale significa sollevare tutte le cose, opere d'arte incluse, oltre il fluire del tempo. A questo punto sorge la prossima domanda: possiamo ancora parlare di arte se il destino delle opere non è differente dal destino degli oggetti comuni? Ora, è bene mettere l'accento sul seguente punto, iniziando a parlare di quell'arte che attraversa lo scorrere, il flow, del tempo e non intendo, sia ben chiaro, dire che l'arte abbia da qui in poi iniziato a rappresentarlo come invece ebbe modo di fare l'arte cinese antica. Esiste una scienza che studia tutti i tipi di fuidi e il concetto stesso di fluidità chiamata reologia; quello che ho cercato di mettere in atto in questo libro è una sorta di reologia dell'arte ovvero una trattazione dell'arte in quanto flusso.

L'interpretazione moderna e contemporanea dell'arte in quanto flow sembra contraddire lo scopo originario dell'arte ovvero il suo opporsi al fluire stesso del tempo. Infatti, nella cornice della prima modernità l'arte fu una sorta di simulacro secolare e materialista atto a sopperire alla decadenza della fede nelle idee eterne e nello spirito divino; la contemplazione delle opere d'arte prese così il posto di quella delle Idee platoniche piuttosto che di Dio.

Attraverso l'arte gli uomini moderni ebbero l'opportunità di abbandonare, anche solo per un momento, il flusso della vita activa, dedicando del tempo alla contemplazione di immagini che erano state contemplate da generazioni di uomini prima della loro nascita e che sarebbero state a loro volta contemplate da generazioni future dopo la loro morte. Il museo prometteva un'eternità materialista messa in sicurezza non tanto a livello ontologico, quanto piuttosto a livello politico ed economico. Nel ventesimo secolo una tale promessa divenne problematica; gli sconvolgimenti politici ed economici, le guerre e le rivoluzioni portarono alla luce tutta la vacuità di una simile speranza. L'istituzione museale in sè non avrebbe mai permesso di raggiungere una stabilità economica realmente sicura e quindi era alla ricerca di un sostegno da parte di una solida volontà politica. Nonostante il desiderio di uguaglianza non abbia condotto l'avanguardia artistica a iniziare una lotta contro il museo, quest'ultimo non riuscì a restare immune alla forza erosiva del tempo e il sistema dei musei contemporanei ne è la prova. Questo non significa che i musei siano scomparsi, al contrario il loro numero è cresciuto e sta continuando a crescere in tutto il mondo; piuttosto ciò significa che cominciarono a immergersi nel flow del tempo. Il museo smise di essere il luogo che ospitava una collezione permanente e divenne il teatro di progetti curatoriali temporanei, visite guidate, proiezioni, lezioni magistrali, performance, etc. Nel nostro tempo le opere d'arte permanenti circolano da una mostra, piuttosto che da una collezione, all'altra e questo non significa nient'altro se non che le opere stesse stanno diventanto sempre di più coinvolte nel flusso del tempo. Ritornare alla contemplazione asettica della stessa immagine non significa solo ritornare sullo stesso oggetto, ma anche ritornare allo stesso contesto contemplativo: mai come ora siamo diventati profondamente consapevoli della dipendenza delle opere d'arte dal contesto. Perciò si può dire qualsiasi cosa dei musei di arte contemporenea, ma non che siano ancora i luoghi deputati alla contemplazione e alla meditazione. Questo però significa che, non prefiggendosi più come obbiettivo la contemplazione iterata della stessa immagine, l'arte abbia anche abbandonato il suo progetto di evadere dalla prigione del presente? Vorrei argomentarvi come non sia questo il caso.

L'arte contemporanea rifugge infatti dal presente non tanto facendo resistenza al flow del tempo, ma bensì collaborando con lo stesso; se tutti gli oggetti del presente sono transitori e in flusso, è possibile e addirittura necessario anticipare la loro futura scomparsa e le pratiche artistiche moderne e contemporanee non fanno nient'altro se non prefigurare e imitare quel futuro in cui le cose a noi ora contemporanee si eclisseranno. Una tale emulazione del futuro non è in grado di produrre opere d'arte, ma produce piuttosto degli eventi artistici, performances, esibizioni temporanee che mostrano il carattere effimero dello stato di cose attuale e di quei dettami che regolano i comportamenti sociali attuali; in quanto l'imitazione di un futuro anticipato può manifestarsi univocamente come evento e non sotto forma di cosa. Gli artisti futuristi e dadaisti diedero vita a eventi artistici che rivelavano la decadenza e l'obsolescenza del presente, ma la produzione di tali eventi artistici caratterizza ancora di più l'arte contemporanea la quale si fa portavoce di una cultura profondamente performativa e partecipativa. Gli eventi artistici odierni non possono essere preservati e contemplati come le opere d'arte tradizionali, ma in ogni caso possono essere documentati, vestiti di narrazione e critica: se l'arte tradizionale produceva oggetti, l'arte contemporanea produce informazioni sugli eventi artistici.

Tutto questo rende l'arte contemporanea compatibile con Internet – e i capitoli di questo libro tratteranno della relazione tra arte e Internet. Gli archivi tradizionali funzionavano infatti nel seguente modo; alcuni oggetti (documenti, opere d'arte, etc.) venivano isolati dal flusso della materia, messi in sicurezza e protetti. È noto come Walter Benjamin descrisse questo fenomeno come la perdita dell'aura; estroflesso dal flusso materiale l'oggetto diveniva una mera copia di sè stesso, venendo contemplato al di là della sua inscrizione originale nell' hic et nunc del flusso stesso. Un pezzo da museo è un oggetto privato della sua (invisibile) aurea di originalità (l'originalità è qui intesa come il collocamento originario dell'oggetto nello spazio e nel tempo). L'archivio digitale, al contrario, ignora l'oggetto, preservandone l'aura: l'oggetto di per sè è assente. Ciò che resta è il suo meta-dato, ovvero l'informazione sul qui e ora della sua inscrizione originaria nel flusso materiale: foto, video, testimonianze testuali. L'oggetto museale necessita quindi sempre di un'interpretazione in grado di sopperire alla perdita della sua aura; il meta-dato digitale crea così un'aura senza oggetto. Questo è il motivo per cui la reazione a questo meta-dato non può che essere la rievocazione dell'evento; un mero tentativo di riempire il vuoto che sorge nel cuore stesso dell'aura.

Questi due metodi di archiviazione – archiviare un oggetto senza aura e archiviare un'aura senza un oggetto – non sono ovviamente nuovi. Prendiamo in esame due filosofi della Grecia antica: Platone e Diogene. Platone produceva numerosi testi che noi dobbiamo interpretare, Diogene fece alcune performance filosofiche che noi siamo in grado di rievocare. O consideriamo ancora la differenza che passa tra Tommaso d'Aquino e San Francesco. Il primo scrisse molti testi, il secondo si spogliò dei suoi vestiti e andò nudo alla ricerca di Dio. Ci troviamo qui a confronto con delle performance di rivolta contro le convenzioni del presente; questi atti performativi venivano considerati come appartenenti alla filosofia nell'antichità, alla religione nel Medioevo e all'arte contemporanea ai nostri tempi. Da un lato abbiamo testi e immagini, dall'altro leggende e dicerie. Per molto tempo testi e immagini sono stati di gran lunga più affidabili di leggende e dicerie, ma oggi la relazione tra le due sfere è cambiata. Non esistono nè delle biblioteche nè dei musei che possono competere con Internet e Internet è proprio il luogo in cui leggende e dicerie proliferano. Oggigiorno se si vuole stare al passo non bisogna dipingere un quadro o scrivere un libro, ma piuttosto rievocare Diogene: armare qualcuno di una lampada in pieno giorno e andare alla ricerca di un lettore e di uno spettatore.

Ovviamente ci sono ancora molti artisti contemporanei che producono opere d'arte, spesso le producono usando tecnologie digitali di vario tipo e queste opere possono ancora essere mostrate in dei musei o in delle mostre. Ci sono anche dei siti-web specializzati dove si possono vedere copie digitali di opere d'arte analoghe o immagini digitali create apposta per essere mostrate in questi siti. Il sistema tradizionale dell'arte rimane al suo posto e la produzione di opere d'arte continua; l'unico problema è che il sistema sta diventando sempre più marginalizzato.

Le opere d'arte, che circolano come merci nel mercato dell'arte contemporanea, sono indirizzate principalmente ai possibili compratori; uno strato di società benestante e influente, ma relativamente piccolo. Queste opere d'arte funzionano in maniera analoga ai beni di lusso, non a caso alcuni musei privati sono stati recentemente costruiti da Louis Vuitton e da Prada. Anche gli stessi siti-web specializzati in arte hanno un pubblico ristretto. D'altro canto Internet è diventato un mezzo potente per diffondere informazioni e documentazione varia; in passato invece gli eventi artistici, le performance e gli happening erano documentati in maniera rudimentale e accessibili solo agli addetti ai lavori. Oggi la documentazione dell'arte può raggiungere un pubblico molto più grande di quanto non possa fare l'opera stessa – da ricordare a questo proposito i fenomeni tanto differenti quanto paragonabili della performance di Marina Abramovich al Museo di Arte Moderna di New York e quella delle Pussy Riot nella Cattedrale di Cristo il Salvatore a Mosca. In altre parole l'arte-flusso di oggi è documentata meglio che in passato e a sua volta questa documentazione è conservata e distribuita meglio rispetto a quanto lo siano state le opere d'arte tradizionali.

A questo punto è importante evitare un fraintendimento diffuso. Si parla spesso del flusso di informazioni su Internet, ma a ogni modo questo flusso di informazioni è un qualcosa di radicalmente diverso dal flusso materiale di cui abbiamo parlato sopra: il flusso materiale è irrreversibile. Non si può rifluire indietro nel tempo, immersi nel divenire delle cose, ci è impossibile tornare a momenti già vissuti o esperire eventi passati. Se c'è una possibilità di ritorno, questa implica l'esistenza di Idee eterne o di Dio o la loro sostituzione dall'eternità materiale e profana contenuta nei musei. Se si nega l'esistenza di essenze eterne e le istituzioni artistiche collassano, non rimane altra via che quella del flusso materiale e con esso nessuna via per tornare indietro, nessuna possibilità di ritorno. Al cotrario Internet si fonda proprio su questa possibilità di ritorno; ogni operazione nella rete è rintracciabile e ogni informazione può essere recuperata e riprodotta. Ovviamente Internet ha anche una dimensione materiale, i suoi hardware e software sono soggetti all'invecchiamento e alla forza dell'entropia: la dissoluzione e la scomparsa di Internet nella sua totalità non sono difficili da prevedere.

Ma fin tanto che Internet esiste e funziona ci sarà permesso di tornare alle stesse informazioni così come prima gli archivi non digitali e i musei ci permettevano di ricontemplare gli stessi oggetti. In altre parole Internet non è tanto un flow, quanto il suo rovesciamento. Questo significa che Internet ci permette in maniera di gran lunga più semplice di accedere alla documentazione degli eventi artistici precedenti più di quanto non abbia mai fatto qualsiasi altro archivio. Ogni evento artistico imita la fine e la scomparsa dell'ordine contemporaneo della vita; quando parlo di imitazione del futuro, non intendo, ovviamente, la descrizione "visionaria" di nuove cose immaginate dalla fantascienza. L'arte non predice tanto il futuro, quanto piuttosto dimostra il carattere transitorio del presente, spianando la via per l'avvento del nuovo. L'arte nel flusso genera la sua stessa tradizione, essa è la rievocazione di un evento artistico in quanto anticipazione e realizzazione di un nuovo inizio, di un futuro nel quale coloro che definiscono il nostro presente perderanno il loro potere e spariranno. Ed è proprio in forza del fatto che il pensiero di tale flow resta inalterato attraverso le varie epoche, che una tale rievocazione è realizzabile in ogni momento.

"La maggior parte dei testi sulle intersezioni tra l'arte e la vita contemporanea si arrende, quasi istantaneamente, alle seduzioni del presentismo, o, più lentamente ma inevitabilmente, alla malinconia per un modernismo perduto. Non è il caso dei testi di Boris Groys. "In the Flow" traccia il complesso dialogo attraverso un secolo e più tra arte e filosofia, la politica, i mass media, il lifestyle, i musei, e, di recente, Internet. Alcuni flussi sono familiari, ma la maggior parte non lo sono: dalle avanguardie della Rivoluzione Russa allo Stato stalinista come opera d'arte totale, da Clement Greenberg a Google, da Martin Heidegger a Julian Assange. Scritti con il tipico stile di Groys tendente alla provocazione, a salti associativi mozzafiato, e ai paradossi produttivi, questi saggi sono sia una sfida che un piacere da leggere".
[ Terry Smith, autore di What Is Contemporary Art?]





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