Un luogo dopo l'altro
One Place after Another

Miwon Kwon




postmedia books 2017



Site-determined, site-oriented, site-referenced, site-conscious, site-responsive, site-related. Questi sono alcuni dei nuovi termini formulati negli ultimi anni da vari artisti e critici per dar conto delle variegate permutazioni dell'arte site-specific nel presente. Da un lato, questo fenomeno indica una sorta di ritorno: un tentativo di riabilitare la criticità associata alle pratiche site-specific anti-idealiste e anticommerciali di fine anni Sessanta e primi anni Settanta che assimilavano le condizioni fisiche di un sito particolare in quanto parte integrante della produzione, presentazione e ricezione dell'arte. D'altro canto, esso segnala un desiderio di distinguere le pratiche correnti da quelle del passato — per segnare una differenza rispetto ai precedenti artistici della site specificity le cui formulazioni positiviste dominanti (la più nota delle quali è quella di Richard Serra) si ritiene abbiano raggiunto un punto di esaurimento estetico e politico. La necessità di rivalutare la relazione tra opera d'arte e sito trae origine perlopiù dai modi in cui il termine "site-specific" è stato adottato in modo acritico come una categoria di genere qualunque da parte delle istituzioni e dei discorsi di tipo convenzionale. Effettivamente il termine ricorre oggi con grande frequenza in un'ampia gamma di testi per cataloghi, comunicati stampa, candidature per sovvenzioni, recensioni giornalistiche e dichiarazioni di artisti; è applicato in modo piuttosto indiscriminato a opere d'arte, esposizioni museali, progetti d'arte pubblica, festival d'arte urbana, installazioni architettoniche; ed è accettato come un significante automatico di "criticità" o "progressività" da parte di artisti, architetti, curatori, critici, amministratori di istituzioni artistiche e organizzazioni che si occupano di raccolta fondi1. Per i soggetti che aderiscono a tale cooptazione come la spiegazione più ovvia della relazione tra arte avanzata, industria culturale e politica economica nel corso di tutto il ventesimo secolo, gli usi (e abusi) non specifici del termine "site-specific" non sono che un esempio ulteriore di come le pratiche artistiche d'avanguardia, dotate di coscienza sociale e politicamente impegnate finiscano immancabilmente per essere addomesticate non appena sono assimilate dalla cultura dominante. E questa tesi sosterrebbe che, se il potenziale estetico e politico dell'arte site-specific è stato reso insignificante o innocuo negli anni recenti, ciò è dovuto all'opera di indebolimento e ridefinizione sviluppata dalle forze istituzionali e di mercato. Ma i tentativi attuali di riformulare la relazione arte-sito sono ispirati anche dalla presa d'atto che, se l'arte site-specific non sembra più praticabile — perché la sua spinta critica appare indebolita e le sue pressioni ormai assorbite — ciò è dovuto in parte ai limiti concettuali dei modelli esistenti della stessa site specificity. In reazione a ciò, molti artisti, critici, storici e curatori impegnati con le loro pratiche a problematizzare le nozioni convenzionali di site specificity hanno proposto formulazioni alternative come context-specific, debate-specific, audience-specific, community-specific, project-based2. Questi termini, che tendono facilmente a confluire l'uno nell'altro, segnalano collettivamente un tentativo di formulare possibilità più fluide e complesse per la relazione arte-sito e, al contempo, riflettono la misura della destabilizzazione subita dallo stesso concetto di sito negli ultimi trent'anni o più. Malgrado gli sforzi di ripensare la site specificity, e malgrado l'aumentato interesse per gli sviluppi artistici degli anni Sessanta e Settanta in genere, il discorso dell'arte contemporanea non è ancora riuscito a produrre un racconto significativo dei "terreni" storici e teorici della site specificity. Di conseguenza, il quadro entro il quale potremmo discutere del merito artistico e/o della rilevanza politica delle diverse formulazioni, vecchie e nuove, di site specificity rimane non del tutto definito3. Cosa ancora più importante, ciò che rimane non riconosciuto, e quindi non analizzato, sono i modi in cui lo stesso termine "site specificity" è diventato a sua volta un terreno di scontro sul quale si confrontano posizioni contrapposte in merito alla natura del sito, oltre che alla relazione "corretta" dell'arte e degli artisti nei suoi confronti. Questo libro esamina criticamente la site specificity non solo come genere artistico ma come idea problematica4, come un particolare codice dell'arte e della politica spaziale. Oltre a offrire analisi e formulazioni teoriche delle diverse (ri)configurazioni artistiche della site specificity, e a rivalutare la retorica dell'avanguardismo estetico e del progressivismo politico a esse associata, il libro formula le questioni riguardanti la collocazione dell'arte come problematica spaziale e politica. Ciò significa che la site specificity è concepita in questa sede come quello che la storica dell'arte Rosalyn Deutsche ha definito un discorso "urbano-estetico" o "spaziale-culturale" che combina "le idee sull'arte, sull'architettura e sull'urbanistica, da un lato, con le teorie della città, dello spazio sociale e dello spazio pubblico, dall'altro"5. Informato dalla teoria urbana critica, dalla critica postmoderna in arte e architettura e dai dibattiti che riguardano la politica dell'identità e la sfera pubblica, il libro punta a ricontestualizzare la site specificity come mediazione culturale dei più ampi processi sociali, economici e politici che organizzano la vita e lo spazio urbano.
[ Miwon Kwon ]







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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