Cindy Sherman

AA.VV.




postmedia books 2018



Per tutta la vita ho cercato di apparire sempre diversa, e quindi ho avuto i capelli di ogni colore, ogni lunghezza e ogni stile. Il risultato è stato che molti di questi personaggi sono come me in uno dei periodi della mia vita successivi alla realizzazione delle Film Still; forse li ho seguiti inconsciamente, se non altro il loro taglio di capelli. Di tanto in tanto ho avuto l'impressione, adesso che sono invecchiata, di essere diventata più simile ad alcuni di loro.
_ Cindy Sherman

Perché nelle immagini di Sherman il travestimento ha la funzione di una parodia, esso rivela l'identificazione dell'io con un'immagine che rappresenta la sua espropriazione, secondo una modalità che sembra derivare direttamente dalla nozione fondamentale di Jacques Lacan, secondo cui l'io è una costruzione immaginaria "e questa costruzione delude tutte le certezze del soggetto.
_ Craig Owens

Le opere di Cindy Sherman sono fotografie. Sherman non è una fotografa, ma un'artista che usa la fotografia. Ciascuna immagine è costruita intorno alla rappresentazione fotografica di una donna. E ciascuna di queste donne è la stessa Sherman, che è simultaneamente artista e modella, trasformata, come un camaleonte, in un glossario di pose, gesti ed espressioni facciali. Mentre la sua opera andava sviluppandosi, tra il 1977 e il 1987, si verificò uno strano processo di metamorfosi...
_ Laura Mulvey

Quando andavo a scuola, cominciava a disgustarmi la religiosità o la sacralità dell'arte, e così volevo creare un qualcosa con cui le persone potessero identificarsi senza dover prima leggere un libro a riguardo. Così che potesse apprezzarlo anche la gente comune, pur non comprendendolo appieno; ne avrebbe comunque ricavato qualcosa. Ecco perché volevo imitare qualcosa di interno alla cultura e, nel farlo, prendermi gioco della cultura stessa.
_ Cindy Sherman

Quando andavo a scuola, cominciava a disgustarmi la religiosità o la sacralità dell'arte, e così volevo creare un qualcosa con cui le persone potessero identificarsi senza dover prima leggere un libro a riguardo. Così che potesse apprezzarlo anche la gente comune, pur non comprendendolo appieno; ne avrebbe comunque ricavato qualcosa. Ecco perché volevo imitare qualcosa di interno alla cultura e, nel farlo, prendermi gioco della cultura stessa.
_ Cindy Sherman

Le fotografie di Cindy Sherman funzionano all'interno di questa modalità, ma al solo fine di mettere in luce un aspetto indesiderato di tali finzioni, poiché quella che viene svelata da Sherman è la finzione dell'io. Le sue fotografie mostrano come l'io presuntamente autonomo e unitario di cui si servirebbero quegli altri "registi" per creare le loro finzioni non sia altro che una serie discontinua di rappresentazioni, copie, falsi.
_ Douglas Crimp

In questo schema delle cose l'impulso a logorare il soggetto e a lacerare lo schermo ha portato Sherman dalle prime opere, in cui il soggetto è catturato dallo sguardo, ai lavori di metà carriera, dove è invaso dallo sguardo, fino ai lavori recenti, in cui lo sguardo lo annienta. Ma questo doppio attacco al soggetto e allo schermo non è opera della sola Sherman; si ritrova su vari fronti dell'arte contemporanea, dove è dichiarato, quasi apertamente, al servizio del reale.
_ Hal Foster

Proprio come mi piace immaginare un'ipotetica conversazione tra Sherman e Crimp durante la produzione di Untitled Film Still #36, fantastico su Sherman che riflettere sulle affermazioni di Foster durante la produzione di Untitled #263 (1992). Non certo perché la immagino a starsene con le mani in mano a leggere opere critiche; piuttosto perché si inserisce perfettamente in uno spazio di discussioni portate avanti, tra l'altro, dai suoi amici. Sono molte le voci che circolano in questo spazio a supporto di molte tesi e teorie, tra cui quelle di Hal Foster.
_ Rosalind Krauss







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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