Parallax

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Sensefulness



 

Architettura parlata
Steven Holl


postmedia books 2019
64 pp. 24 ill.
formato 165x120mm 
isbn 9788874902224


s 9,90

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"Vogliamo un'architettura che sia integrale piuttosto che empirica, che abbia profondità piuttosto che ampiezza. Vogliamo un'architettura che ispiri l'anima". Steven Holl è così, conciso e preciso come questa frase dal suo libro Parallax (2000). E, come ricorda Valerio Paolo Mosco nella sua introduzione, Steven Holl deve la sua popolarità anche alla parola parlata e scritta oltre che a quanto costruito finora: "Proprio per ancorare la propria architettura a dei nuclei teorici, dalla fine degli anni Novanta, Holl dà alle stampe una serie di libri che potremmo definire sintomatici, ovvero dei libri in cui quelli che potremmo definire i suoi nuclei teorici sono considerati non tanto per le loro caratteristiche specifiche, quanto per gli effetti sulla strutturazione della propria poetica". Nella stessa maniera Holl porta in giro per il mondo quattro conferenze pubbliche che affrontano storie personali relative a dinamiche complesse (ecologia, sostenibilità, porosità, compressione e densificazione, urbanistica e visione urbana) e successivamente registrate per la pubblicazione: "La parola parlata, come un testo registrato intorno al tavolo di una cena, ha i ritmi del discorso ordinario formato da un linguaggio casuale... Questa raccolta di progetti recenti che prende il titolo di Architettura parlata è quindi articolata in quattro capitoli che riflettono la cronologia dell'argomentazione polemica sviluppata nelle quattro conferenze.

__ Pro-Kyoto: una presa di posizione a favore della resistenza e della determinazione ambientale e contro il rifiuto espresso da un governo statunitense bellicoso di partecipare a un importante cambiamento a scala globale.
__ Compressione: una presa di posizione a favore dell'intensità architettonica.
__ Porosità: un appello sperimentale oltre che un cambiamento di scala
__ Urbanistiche: un ripensamento degli assetti del ventunesimo secolo fondato sull'architettura come elemento catalizzatore".

 

Ecco, l'abilità di Holl è stata e continua ad essere quella di fornirci non solo progetti di indubbia qualità, ma di fornirci progetti immagini di pensiero, ovvero progetti che riescono a visualizzare la logica con cui gli stessi sono stati concepiti... Holl dunque, con la sua sensuale, soggettiva, empatica, alle volte voluttuosa ed alle volte squisitamente sgraziata architettura, ha rappresentato le ragioni della sopravvivenza della teoria, e dunque del logos e della logica, nell'epoca dell'arbitrio, della prestazionalità tecnica e del design; una sopravvivenza veicolata attraverso delle immagini di pensiero intuitive rese vive da seducenti acquarelli che ci hanno raccontato, come i disegni di Scarpa e di Rossi, che l'architettura deve pur sempre mantenere un qualcosa di fragile, di caduco e più che altro deve preservare la sua intimità. Le conferenze di Holl qui riportate ci raccontano di tutto ciò e lo fanno con una certa grazia, senza slogan o proclami, in quanto una cosa Holl, come gli altri maestri postmoderni, l'ha capita: che i meccanismi se troppo serrati tendono a gripparsi.
[ Valerio Paolo Mosco ]





postmedia books Steven Holl, uno dei più grandi progettisti del nuovo millennio, nasce nel 1947 a Bremerton, Washington. Dopo essersi laureato all'Università di Washington, ha studiato architettura a Roma e a Londra. Nel 1976 apre a New York lo studio Steven Holl Architects. Dal 1981 insegna alla Columbia University. Ha vinto l'Alvar Aalto Medal nel 1998 e nel 2012 l'AIA Gold Medal. Nel 2001 Time Magazine lo ha definito il migliore architetto americano. Nel 2003 ha ricevuto riconoscimenti dal Royal Institute of British Architects e dall'MIT di Boston. Nel 2014 gli è stato assegnato il Praemium Imperiale Prize for Architecture.

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