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Madelon Vriesendorp

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Storia del Post-modernismo
Cinque decenni di ironico, iconico e critico in architettura
Charles Jencks



postmedia books 2014
320 pp. 312 ill.
isbn 9788874901203

 


s 26,00

 
  postmedia_architettura

 

 



In Storia del Post-modernismo, Charles Jencks, vera autorità in materia, offre una panoramica brillante e accessibile dell'architettura postmoderna a partire dagli inizi degli anni Sessanta fino ad oggi. In realtà è molto di più che un manuale su un movimento così imporante nella storia della nostra cultura: con Storia del Post-modernismo, infatti, Jencks fa i conti anche con i suoi titoli precedenti e con quelli di altri autori che vanno a comporre la vasta letteratura sulla teoria postmoderna. Il Post-modernismo si afferma negli anni Sessanta come movimento principale nell'architettura mettendo in crisi l'assunzione di uno stile unico e di una totalità culturale, bloccando così il percorso del Movimento Moderno. Nel 1972 questo processo ha trova espressione nella demolizione del Pruitt-Igoe a St Louis (Missouri), il primo grande piano residenziale modernista a essere distrutto per volere dell'opinione pubblica. Dopo una serie di altre deflagrazioni, la corrente post-moderna ha gradualmente beneficiato dell'immissione di una serie positiva di tradizioni, e di quella filosofia pluralista oggi tanto fertile. Tra i fattori principali, il contestualismo e l'eclettismo radicale, il classicismo postmoderno e il regionalismo, l'eteropoli e il nuovo coinvolgimento pubblico nella costruzione della città. Dopo vent'anni di successi, incluse le inevitabili edulcorazioni commerciali, l'architettura postmoderna ha ceduto ai surrogati ed è stata svilita dalla moda. Malgrado ciò, in un'altra svolta storica all'inizio del nuovo millennio, le culture pluralistiche hanno perseguito un'identità più ricca del minimalismo dando luogo a una seconda grande fioritura del Post-modernismo. Ora, con l' aiuto del computer e di Internet, questa tradizione è riemersa nelle vesti di un architettura iconica, un ornamento strutturato dalla digitalizzazione e dal paradigma della complessità. Ironicamente, questa architettura più ricca, privata dell'etichetta "postmoderna", fiorisce di nuovo come alternativa a un modernismo meccanicistico.

For Jencks, postmodernism is about many things, especially plurality, complexity and the ability of buildings to symbolise almost anything, from the order of the cosmos to a hot dog. It was a reaction to "the triumph of nothingness", the modernist architecture which had, by the 1960s, become the official style of the establishment in both capitalist and socialist countries, a dogmatic, high church willing to compromise with business, which reached a new low when Walter Gropius, the high priest of modernist high-mindedness, designed the Playboy Club in London.
[Rowan Moore _ The Guardian_ October 2011]

The power of this book lies not so much in the sharpness of the author's criticism of the present as in the generosity and perceptiveness of his anticipation of the future: Jencks identifies two positive phenomena that give him grounds for optimism. On the one hand, he diagnoses the growing significance of 'cosmic' references and although such symbolism may come across as one of the transcendent 'meta-narratives' that Jean-François Lyotard was so critical of in The Postmodern Condition, a holistic view of nature may indeed be, in the 21st century, the only realm that can offer alternative metaphors as powerful as the enduring machine metaphors of Modernism.
[Colin Fournier _ Architectural Review _ October 2011]

Post-Modernism (or Postmodernism, or whatever other spelling; I'll use Jenck's preferred hyphenation here) prevailed, and architecture looked back to history and recompiled architectural elements in new and ironic ways. Or such is the oversimplified version that we learn in history and theory books. Jencks's take on the other hand, is more broad -- rooted in four-fold traits of pluralism, double-coding, complexity, and iconology/iconography -- and therefore encompasses much contemporary architecture that we may not associate with the term Post-Modernism.
[Archidose _ November 2011]

Jencks ha invece sempre insistito su pluralismo, complessità e comunicazione: qualità immediatamente positive, definite in opposizione a un modernismo monolitico, purista, chiuso, totalitario. Così Jane Jacobs, autrice di Vita e morte delle grandi città, diventa la pioniera di un'urbanistica umana, complessa, contrapposta alla violenza della bigness e dello zoning, mentre in architettura l'ironia e la densità semiotica sovvertono il paradigma del White Cube – sulla scia del Learning from Las Vegas di Venturi, Scott Brown e Izenour – e il dogmatismo lascia il posto a discorsi più eterogenei, liberando energie creative...
[Lucia Tozzi _ Lettera99 _ 22/03/2014]

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postmedia books Charles Jencks (nato a Baltimore, 21 giugno, 1939) è un teorico dell'architettura, scrittore e architetto del paesaggio americano che si occupa da tempo di architettura moderna e postmoderna. Il suo bestseller The Language of Post-Modern Architecture (1977) ha reso popolare il Postmodernismo in architettura e di fatto lo ha consacrato come principale autore su questo argomento. Con la moglie Maggie Keswick, scomparsa nel 1995, ha fondato i Maggie Centres, un'istituzione benefica ormai nota per la creazione illuminata di centri per la cura oncologica progettati da alcuni degli architetti più famosi del mondo. Jencks vive in Scozia dagli anni Sessanta, scrive saggi e tiene conferenze in ambito internazionale sui temi dell'architettura e del disegno del paesaggio.