Avanguardia di massa

Il movimento del '77

Mary Ann Caws



 

Duchamp politique
Pablo Echaurren


postmedia books 2019
64 pp. 10 ill.
formato 120x208mm 
isbn 9788874902293


s 16,00

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Il grande artista di domani dovrà entrare in clandestinità. Se avrà fortuna sarà riconosciuto dopo la sua morte, ma potrebbe anche passare inosservato. Entrare in clandestinità significa non essere tenuto a interagire in termini monetari con la società. Egli non dovrà accettare l'integrazione. (…) oggi un artista può essere un genio, ma se si lascia viziare o contaminare dal fiume di denaro che gli gira intorno il suo genio si scioglierà fino a diventare zero.
[Marcel Duchamp]

Prima un articolo sull'Huffington Post dove Pablo Echaurren afferma che per lui Marcel Duchamp, è l'artista più "politico" e "sociale" del Novecento, poi l'azione "Llaboté Danlaru et moi" al MacroMuseo (3 ottobre 2018), in presenza di Mary Ann Caws, dove l'artista trascrive sinteticamente sul muro note e pensieri su Marcel Duchamp elaborati nell'arco di 40 anni. Infine Duchamp politique, pamphlet vecchia maniera nel quale Pablo Echaurren mette ordine tra le sue riflessioni sull'artista francese con l'aiuto di Karel Teige, Henry-Pierre Roché e altri tra i quali, ovviamente, Duchamp stesso dalle parole dettate a Calvin Tomkins. Un libro d'artista a tiratura limitata con una particolature rilegatura con filo a vista.

Il Duchamp che mi affascina è innanzitutto il Duchamp politico (Du champ politique) e il Duchamp morale (mai moralista), il Duchamp che ha mescolato costantemente arte e vita, che ha dato alla propria esistenza uno stile ben preciso e in tutte le umane vicende ha assunto un comportamento di una sobrietà e di una linearità esemplari. Spettacolari in senso inverso, fragorosi per quanto sono stati silenziosi e poco vistosi.
[Pablo Echaurren]

Il lascito di Duchamp non è un patrimonio di opere da battere in asta in un gioco al rialzo sempre più spinto, non è una quantità di capolavori da spartirsi tra collezionisti e musei di tutto il mondo per soddisfare le richieste di un mercato sempre più globalizzato. Nient'affatto, ciò che ci lascia è un capitale immateriale di cui, innegabilmente, fa parte il messaggio a ribellarsi allo "stato presente delle cose" all'interno del sistema dell'arte, a reagire attivamente contro quella che possiamo tranquillamente definire "Wall Street Art", un'arte sensibile più alla borsa che alla vita.
[Pablo Echaurren]

 

 



Pablo Echaurren al MACRO il 3 ottobre 2018. Incontro con Mary Ann Caws.



postmedia books Pablo Echaurren nasce a Roma il 22 gennaio 1951. Inizia a dipingere a diciotto anni sotto la guida di Gianfranco Baruchello, subito viene ingaggiato dal critico-gallerista Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all'estero. Echaurren esordisce all'insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un'antipittoricità alternativi all'idea di opera d'arte come feticcio. Si è mosso sempre nel solco della ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressività senza mai adagiarsi sul già fatto. Non solo pittore, si è impegnato in un'attività molteplice, disegnando, scrivendo, illustrando, creando metafumetti che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando sempre di innescare quel necessario e fecondo cortocircuito tra "alto e basso", tra cultura e leggerezza. Ha esposto in numerosi musei, tra le ultime mostre: Contropittura (La Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma 2015-2016) e Du champ magnétique (Scala Contarini del Bovolo, Venezia 2017).

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