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Slittamenti della performance
Volume 1, anni 1960-2000
Teresa Macrì



postmedia books 2020
300 pp. 170 ill.
isbn 9788874902750

s 24,00

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Slittamenti della performance è un progetto editoriale, sviluppato in due volumi, che ha l'intento di narrare analiticamente la nascita, lo sviluppo e le varie articolazioni della performance art internazionale dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Slittamenti della performance, Volume I. Anni 1960 - 2000 tratta l'avventura performatica dalla sua nascita alla fine del millennio, seguendone le vicissitudini, le significazioni e gli sconfinamenti che, come medium di contestazione delle categorie socio-politiche e artistiche, ha sviluppato negli anni. Il saggio è un excursus critico e non edulcorato che si insinua nelle esasperazioni fisiche di Gina Pane, Ulay e Marina Abramovic, Vito Acconci, Chris Burden, Guerilla Art Action Group e gli Azionisti viennesi, nel femminismo radicale di Judy Chicago, Carolee Schneemann, Yayoi Kusama, Valie Export ed altre, passando per gli artisti apolidi come i Coum Transmission, Leigh Bowery, Joan Jonas, Luigi Ontani, Urs Lüthi, Rebecca Horn, James Lee Byars, Hélio Oiticica, Rebecca Horn, Jannis Kounellis e molti altri e fino alla ridiscussione corporea della Black Identity di David Hammons, Adrian Piper, Senga Nengudi e Lorraine O'Grady. Negli anni Novanta, il corpo è slittato dalla sua fissità organica alla mutevolezza folgorante dell'epoca postumana dove Matthew Barney, Jana Sterbak, Janine Antoni, Paul McCarthy, Mike Kelley, Bruce Nauman, Félix González-Torres e molti altri artisti esplorano le geometrie corporee per caricarli di nuovi significati e mitologie postmoderne. L'incessante ricerca biotecnologica e neuroscientifica cambiano prospettiva alla funzionalità corporea, ibridando materia organica e inorganica e sublimando il suo desiderio di mutazione. Il corpo postorganico diventa dunque l'orizzonte in cui performer come Orlan, Marcel.Lì Antúnez Roca e Stelarc, attraverso la prostetica e le nanotecnologie, rivitalizzano la performance alla fine secolo scorso.

 

Un utile compendio del quale si sentiva la mancanza in questi ultimi anni, che hanno riportato alla ribalta questo linguaggio espressivo esploso negli anni Sessanta, del quale la Macrì si è occupata a più riprese con risultati eccellenti. Questa volta la critica d'arte si misura con un progetto editoriale in due volumi, che prevede di raccontare in maniera cronologica l'evoluzione della pratica performativa, classificata in questo primo volume attraverso sette tematiche differenti, che vanno dal concetto di "perturbante" al "corpo postorganico", al quale la Macrì dedicò un libro nel lontano 1996....
_ Ludovico Pratesi / exibart / gen. 2021

Anche il racchiudere la storia della performance in due volumi, soffermandosi, nel primo, sui «suoi primi quarant'anni» e nel secondo (in via di pubblicazione) sugli ultimi venti, è una scelta che denota un interesse per le ultime tendenze, le mutazioni e le nuove identità che la performance ha subito nel XXI secolo. Un'impostazione che vuole dunque partire da uno sguardo sul presente e, soprattutto, da uno sguardo dal presente. È proprio grazie a questo approccio che matura l'idea di «slittamento» come spiega la stessa autrice: «Lo considero un saggio che tratta della pratica performatica nei suoi spostamenti sociali, psichici e temporalità. Sentivo la necessità di riconsiderare la performance come un'attività nata soprattutto in seno ai fenomeni socio-politici radicali come il maggio '68, alle battaglie sui diritti delle donne, alle questioni razziali, all'affermazione dell'identità LGBT e di essergliene grata ma non devota. È dunque un excursus critico dei fenomeni performatici e quindi anche un riavvaloramento del concetto di performance e di performer, in un'epoca in cui questi termini vengono usati in maniera semplicistica». Il libro esce in una fase di diffuso e rinnovato interesse per questa pratica...
_ Simone Manganaro / Vernissage - Il giornale dell'arte / dic. 2020

C'è il corpo perturbante, che crea ansia e disagio, soggetto che scuote le certezze dello spettatore, e quello ambiguo, inafferrabile, dalle identità multiple, che si pone come nucleo della politica radicale e autorappresentazione volitiva sospesa fra due mondi: il mondo esistente e l'«altro», il territorio desiderabile. Nella storia della performance il corpo è stato sempre un segno mobile, traccia a volte imprendibile di pensieri, idee, progetti, provocazioni. Di fatto, con le liturgie connesse all'azione in continuo mutamento, con la sua incessante progettazione «a partire da sé», il corpo è stato per molti performer, in ogni angolo del pianeta, il teatro (non più una stanza privata e intima) della dissidenza. È lì, sulla pelle, nelle pieghe della carne, che ripetutamente va in scena quella che Teresa Macrì nel suo intenso libro Slittamenti della performance chiama una nuova «architettura di senso».
_ Arianna Di Genova / Il Manifesto / nov. 2020











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Teresa Macrì è critica d'arte, scrittrice e docente. Si occupa di cultura visuale. Tra i suoi ultimi libri pubblicati: Pensiero discordante (Postmedia Books, 2018), Fallimento (Postmedia Books, 2017), Politics/Poetics (Postmedia Book, 2014, traduzione portoghese Política/Poética, Coleção Máquinas de Guerra, Filosofia/Política/Artes, Faculdade de Letras de Universidade do Porto, 2019). Insegna Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Roma. Collabora al quotidiano  Il Manifesto.

Slittamenti + Politics | Poetics

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