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intervista _ Vogue

Arte e moda

Moda, design...

 

 



Ciak si sfila
I défilé di moda in trenta film
di Grazia d'Annunzio e Sara Martin



postmedia books 2023
126 pp. 31 img bn e a colori
isbn 9788874903740

 

 

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19,00

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Guardo i film solo per vedere i vestiti.
_ Anna Piaggi

Per essere un bravo designer a Hollywood bisogna essere una combinazione tra psichiatra, artista, stilista, sarto, puntaspilli, storico, infermiere e addetto agli acquisti.
_ Edith Head

 

Il libro è un'analisi approfondita e inedita di un sottogenere cinematografico, la sfilata di moda inserita in una trama cinematografica che inizia a farsi strada in America negli anni Venti per poi essere "esportato" con successo anche in Italia durante gli anni della dittatura fascista. Originariamente il defilè serve sia come momento di evasione che come strumento per veicolare le novità della stagione. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, ai costumisti di Hollywood che guardavano ai trend della moda francese e li riproponevano sul grande schermo (Adrian è un caso lampante) e a quelli europei che attraverso gli abiti esprimevano una visione del mondo condivisa con i registi (Piero Gherardi e Danilo Donati con Fellini) si affiancano i veri couturier (le sorelle Fontana ne Le amiche, Hubert de Givenchy in Cenerentola a Parigi), e in seguito la sfilata di moda viene anche vista e proposta in chiave ironico-dissacrante (Chi sei, Polly Maggoo?). Il sottogenere continua a fare capolino anche nei film di questo millennio, in un pastiche di rimandi e appropriazioni (comico surreale in Zoolander, reale in Sex and The City - The Movie, pseudo storico in Marie Antoinette, liberamente ispirato a un couturier ne Il filo nascosto, filologicamente vintage in La signora Harris va a Parigi). Il volume è diviso in due parti: nella prima si analizzano la nascita e l'evoluzione di questo sottogenere, il ruolo e l'estetica dei costumisti più importanti, nella seconda, si descrivono trenta film dove il defilé è un momento essenziale del racconto.

Grazia D'Annunzio e Sara Martin firmano un piccolo, ma prezioso, volume destinato ai cultori della moda e a quelli del cinema. E chi li ama entrambi non potrà che leggerlo tutto d'un fiato. Sono molti i libri che trattano dell'affascinante, e polimorfa, relazione tra cinema e moda. Ma nessuno, fino a ora, si era spinto a raccontare e analizzare, in particolare, quei film nei quali viene messo in scena quel momento così magico e rituale che è una sfilata di moda. A colmare questo vuoto editoriale arriva ora "Ciak, si sfila - I défilé di moda in trenta film" (Postmedia Books) scritto a quattro mani dalla giornalista Grazia D'Annunzio, docente alla Statale di Milano ma basata a New York, e Sara Martin, professoressa associata all'Università di Parma, studiosa dei rapporti tra il cinema e le altre arti con focus su costume e scenografia.
_ Federico Rocca, Variety, novembre 2023

Il libro è un'analisi dettagliata di un sottogenere cinematografico – la sfilata di moda inserita in un film - che inizia in America negli anni 20, arriva in Italia durante la dittatura fascista e continua ad essere presente in varie pellicole fino ad oggi. Il volume è diviso in due sezioni: nella prima vengono analizzati sia l'evoluzione di questo so6ogenere sia l'apporto dei costumisti e degli art director più di spicco; nella seconda si descrivono in "schede tecniche" trenta film in cui il defilé rappresenta un momento importante della trama.
_ Giacomo Aricò, Vogue, dicembre 2023

Partendo dal 1925 per arrivare a oggi, le autrici passano in rassegna il momento della "sfilata di moda", vero e proprio sottogenere cinematografico, sottolineandone i valori simbolici: ora mezzo d'informazione e veicolo «per far circolare e vendere i guardaroba delle star», ora metafora dell'evoluzione di una società, ora percorso di formazione. D'Annunzio e Martin puntano i riflettori anche sulla figura del costumista che, dalla fine degli anni '20 del secolo scorso, inizia la propria ascesa con l'arduo compito di «raccontare visualmente la psicologia» dei personaggi e collocarli in un determinato contesto. Image maker come Travis Banton e Adrian, che lavoravano per le major 20th Century Fox e Metro Goldwyn Mayer, contribuirono a rendere vere e proprie icone di stile le attrici Marlene Dietrich e Joan Crawford. Dagli anni '50 anche i couturier, e in seguito gli stilisti, iniziano la collaborazione fra cinema e moda: i costumi di Sabrina, Cenerentola a Parigi e Colazione da Tiffany, per esempio, sancirono il sodalizio e l'amicizia tra Hubert de Givenchy e Audrey Hepburn.
_ Poonam Bruni, Donna Moderna, dicembre 2023

"Ci piace scrivere di moda. E di cinema", scrivono Grazia d'Annunzio e Sara Martin nell'introduzione a Ciak si sfila. I défilé di moda in trenta film, il nuovo libro edito da postmedia books che propone un'analisi di un sottogenere cinematografico finora poco esplorato. Attraverso le figure di celebri couturier e di costumisti iconici, il volume ripercorre la genesi e lo sviluppo della sfilata di moda all'interno di una trama cinematografica, a partire dai primi esperimenti statunitensi negli anni Venti fino al pastiche del nuovo millennio. Aprendosi con un gioco di parole, Ciak si sfila si divide in due parti. La prima, più compilativa, analizza la nascita del sottogenere, le sue forme e i suoi interpreti principali, mentre nella seconda si descrivono trenta film in cui il défilé rappresenta un momento essenziale del racconto. Tra queste, le pellicole più diverse, da Singin' in the Rain al recentissimo Triangle of Sadness, passando per 8½ e Marie Antoinette. "Ai suoi albori, il rapporto tra questi due mezzi di comunicazione – cinema e moda – vanta come paradigma per eccellenza i newsreel, i cinegiornali internazionali che illustrano i modelli di ultimo grido". E questi hanno una sola capitale: Parigi. A partire da questa premessa, le autrici hanno esaminato l'attenzione americana nei confronti dei couturier francesi e la volontà di portare i loro capi sullo schermo, ma hanno anche individuato un'iniziale impermeabilità tra i due mondi. In altre parole, Grazia d'Annunzio e Sara Martin hanno messo in luce le ragioni di quel processo che ha poi portato alla nascita del costume designer.
_ Martina Esposito, Inside Art, maggio 2024

 

 

 

 

 

 

postmedia books

Grazia d'Annunzio è giornalista professionista. Insegna Comunicazione ed editoria di moda all'Università degli Studi di Milano e conduce la serie di interviste Addressing Style alla Casa Italiana Zerilli Marimò di New York University. Nel 2022 ha lanciato sotto l'egida di N.Y.U. la web serie Italian Fashion from A to Z, fruibile su YouTube, ed è autrice di vari saggi tra cui "Paris and the Tales of Italian Cities" (in Paris Capital of Fashion, Bloomsbury, 2019). Dal 1995 al 2015 è stata Special Project Editor delle edizioni Conde Nast Italia a New York. Precedentemente ha lanciato e diretto Glamour e ha ricoperto la carica di vicedirettore di Vogue Italia.

Sara Martin è professore associato all'Università di Parma dove insegna Storia del cinema e Teorie e tecniche della televisione. Si occupa dei rapporti tra il cinema e le altre arti con particolare attenzione al costume e alla scenografia. Il suo ultimo libro è L'abito necessario. Fili trame e costumi nel cinema e nella televisione (Diabasis, 2022). Ha curato diversi volumi tra cui Atti critici in luoghi pubblici (con Michele Guerra, Diabasis, 2019) e Culture del film. La critica cinematografica e la società italiana (con Michele Guerra, Il Mulino, 2020). È direttore del Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo-CAPAS dell'Università di Parma e della rivista accademica Cinergie. Il cinema e le altre arti.

 

 

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