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Donne, arte e politiche...

Arte, fotografia e femminismo

 

 

 

 

 



Donne, luce e libertà
Storie di Light Art e di altre illuminazioni

Jacqueline Ceresoli



postmedia books 2025
224 pp.

formato 152,4x228,6 mm 
isbn 9788874904327


s

22,00

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Ho scritto questo libro per fare chiarezza su analogie, similitudini, differenze e divergenze della Light Art al femminile rispetto a quella al maschile, capace di mostrare spazi e luoghi comunitari, dove la luce si mostra come piattaforma-casa dell'inclusione per superare le barriere di genere. La luce nell'arte delle donne è segno di libertà espressiva, tenacia e volontà di autodeterminazione, contro la cultura patriarcale e alleata dell'uomo. Il libro multidisciplinare è un presupposto per ripercorrere la storia dell'emancipazione femminile attraverso l'arte in cui la luce è rivelazione, relazione, resilienza e risveglio.
_ Jacqueline Ceresoli

Con i contributi di: Francesca Pasini, Rossana Ciocca, Cristina Ferrari,
Cristina Orsatti, Cristina Tirinzoni e Mariella Di Rao

In Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni, Jacqueline Ceresoli accende un riflettore su un territorio spesso raccontato al maschile e lo ripercorre con una bussola diversa: la luce come pratica di emancipazione, relazione e spazio condiviso. Il libro non è un repertorio di installazioni “luminose”, ma un saggio multidisciplinare (arti visive, studi di genere, estetica dei media) che distingue con chiarezza analogie e divergenze tra approcci femminili e maschili alla Light Art, mostrando come molte artiste abbiano trasformato il dispositivo luminoso in piattaforma di inclusione e in grammatica della autodeterminazione. Ceresoli lavora per nodi – storia, linguaggi, luoghi, comunità – e intreccia la genealogia dell’arte della luce con quella dei movimenti femministi: la luce come rivelazione, ma anche come cura dello spazio pubblico, come segnale di resilienza e risveglio. Il risultato è una guida critica agile, utile a chi cura, studia o semplicemente attraversa mostre e festival: dopo la lettura, il neon, il LED, il laser non sono più solo tecnologia e spettacolo, bensì politica dello sguardo.
_ Dario Moalli, Artribune, dicembre 2025

È una storia a doppio filo costantemente, inestricabilmente intrecciata, quella che racconta Ceresoli: c'è il racconto dei movimenti femministi a partire dalle prime donne "illuminate", con l'ideale punto d'origine di Mary Wollstonecraft (la madre di Mary Shelley, autrice di Frankenstein, il primo romanzo di "fantascienza elettrica", perfettamente il linea con questa "corrente" di pensiero), promotrice del primo manifesto femminista, Rivendicazione dei diritti della donna del 1792; e c'è la storia dell'arte in cui Ceresoli isola e illumina delle figure di artiste che fanno da controcanto visivo alle lotte e al pensiero femminista – e viceversa. Ed è una storia che arriva fino ai nostri giorni, intrecciando vita ed esperienze di donne, artiste, pensatrici e attiviste, di ogni parte del modo perché, e ce lo ricorda Ceresoli nella lunga introduzione del libro, la "questione femminile" – autodeterminazione, diritti, libertà, uguaglianza – è una questione aperta e non soltanto in quei paesi che, con una certa supponenza, riteniamo arretrati ma anche e soprattutto, nel nostro occidente democratico in cui le conquiste sociali e culturali che si ritenevano acquisite grazie decenni di lotte di donne "illuminate" (e di qualche uomo meno "oscuro", anche) vengono quotidianamente messe in discussione da forze apertamente reazionarie. L'arte, dunque, partecipa a questa storia ancora in fieri, a questa lotta non compiuta, Ceresoli parla appunto di un "movimento" e la luce, in questo senso è la "materia" perfetta per dare forma al movimento, alla mutazione: «la luce è soggetto nomade e processuale, ordisce nuove trame, attese, desideri e alfabeti luminosi, codici visuali per creare uno spazio dello sconfinamento tra materiale e immateriale.
_ Daniele Monarca, ArtsLife, dicembre 2025

Lo stile è asciutto, nitido, eppure capace di aperture improvvise, come squarci di luce che rivelano più di quanto promettano. Una scrittura che non si concede all'enfasi, ma che sa modulare un tono intimo anche quando assume la postura del reportage culturale. L'attenzione alle piccole cose che spostano la percezione, la capacità di far emergere l'essenziale con un'immagine precisa, senza bisogno di volume. Tra le pagine si intravede un discorso più ampio sul ruolo delle donne nell'arte contemporanea, un discorso che non diventa mai manifesto. Ceresoli preferisce suggerire: la luce come spazio di autonomia, come nuova "stanza tutta per sé", come luogo in cui visione e libertà coincidono. Non è una tesi, è un'ipotesi che si costruisce storia dopo storia, come una costellazione.Il risultato è un libro che informa e insieme accompagna. Un testo giornalistico nella chiarezza, ma letterario nella capacità di vedere ciò che di solito sfugge. Un percorso in controluce che restituisce complessità e dignità ai processi creativi, evitando sia il sensazionalismo sia la retorica. Un lavoro che non pretende di spiegare la luce: la lascia accadere, e ci invita a guardarla meglio. (segue intervista).
_ Paola Martino, Artuu, dicembre 2025

L'avanzata di un nuovo ciclo sociale a carattere globale non potrà non tenere conto del ribaltamento del concetto di "crisi" in cui ci avvoltoliamo, da intendere nella sua connessione profonda fra "crisi" e "mutamento", così bene compresa dalla civiltà cinese, in cui il termine "wei-ji" è composto da due caratteri: pericolo e opportunità. Tutto ciò sembra risuonare utopistico e molto lontano, visti i tragici scenari geopolitici dei nostri giorni, di quest'epoca dalle passioni tristi, in cui sono saltati i pilastri del diritto internazionale. Tuttavia, per noi contemporanei, non si tratterà di riaggiustamenti o rappezzamenti economici e politici ma di un mutamento profondo e non violento, che possa sostenere la sfida, ... Una sfida che dovrà tenere conto della gestione del potere, della tecnica, dell'IA, del mutamento radicale della gestione della vita, proprio biologicamente intesa e nelle possibilità che ha l'uomo di ricrearla, ripararla, accudirla o annientarla; con il pericolo di rimanere schiacciati dall'immediato, perdendo l'opportunità di una nuova visione profonda. E in tutti questi scenari possibili ci si interroga sul ruolo che ha avuto o, ancora, potrà avere l'arte. Quale luce potrà portare in un mondo che ha sete di pace, in cui la guerra sembra essere l'unica modalità per risolvere i conflitti tra gli umani. Una luce che, secondo alcuni ricercatori, va intesa sia in senso metaforico, sia sul piano strettamente artistico, come nel caso della Light Art. Questioni, queste ultime, profondamente indagate da Jacqueline Ceresoli nel suo eccellente saggio Donne, luce e libertà, uscito per i tipi di Postmedia Books, con introduzione di Francesca Pasini e postfazione di Mariella Di Ra.
_ Ernesto Jannini, exibart, dicembre 2025

Nell'ultimo libro di Jacqueline Ceresoli, Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025) la luce non è metafora da salotto né abbellimento da installazione o storia social. È materia viva, sostanza che pulsa, banco di prova di immaginari che cercano un varco. Il volume si dispiega in un mosaico di storie brevi, talvolta taglienti, dove la critica d'arte diventa gesto interpretativo, mai un semplice inventario di opere. Ceresoli attraversa la Light Art al femminile senza imboccare il vicolo cieco della rivendicazione programmata. Le artiste che racconta non sono icone da appendere al muro delle buone cause, ma protagoniste che hanno fatto della luce un linguaggio necessario, un codice personale che funziona solo se acceso da una visione. Non c'è posa, non c'è militanza: c'è la concretezza di chi ha trovato in neon, led e rifrazioni un modo per dire l'indicibile, o almeno per tentare di sfiorarlo. Il valore del libro sta nella sua capacità di non costruire un altarino...
_ Emanuele Beluffi, Il Giornale Off, novembre 2025

 

 

 

 

 

 

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Jacqueline Ceresoli, storica e critica d'arte specializzata in archeologia industriale, è docente di ruolo di Fenomenologia delle arti contemporanee, Storia della Fotografia e Comunicazione multimediale all'Accademia di Belle Arti di Palermo. Collabora con diverse riviste specialistiche, è curatrice indipendente ed è interessata alla lettura comparata tra arte, architettura, design e moda nella cultura digitale. Da anni studia i processi di cambiamento dell'arte pubblica in relazione agli spazi urbani e si interroga sull'utilità della Light art, in cui la città è ambiente e teatro della produzione culturale globale.

 

Jacqueline Ceresoli | Donne, luce e libertà | Postmedia Books 2025