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L'abuso della bellezza
di Arthur C. Danto

introduzione di Marco Senaldi


postmedia 2008
192 pp.
-- 82 illustrazioni
isbn 9788874900374

s 21,00

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Questo libro potrebbe essere considerato il terzo volume di una filosofia dell'arte contemporanea, considerando per primo La trasfigurazione del luogo comune (1980), che elabora l'ontologia dell'opera d'arte; e per secondo quello di After the End of Art (1997), nel quale analizzo cosa penso della storia filosofica dell'arte.
Arthur Danto

Un secolo fa, la bellezza era considerata quasi all'unanimità lo scopo supremo dell'arte e persino sinonimo d'eccellenza artistica. Oggi, invece, la bellezza è vista come un crimine estetico e gli artisti sono spesso messi all'indice dai critici se le loro opere sembrano puntare al bello. Negli anni più recenti, alcuni artisti, critici e curatori hanno iniziato a considerare la bellezza sotto altri punti di vista. La discussione che ne risulta è spesso confusa, con eruditi che guardano talvolta alla bellezza come ad un tradimento del ruolo autentico degli artisti, altre volte si assiste al grande sforzo di trovare la bellezza in ciò che all'apparenza è disgustoso o grottesco. Il critico d'arte e filosofo Arthur Danto spiega, in questo libro che è il risultato delle sue conferenze nel programma delle Paul Carus Lectures (American Philosophical Association) del 2001, come sia stata messa a punto la ribellione contro la bellezza e come l'avanguardia modernista l'abbia spodestata. Danto sostiene che i modernisti avessero ragione a negare che la bellezza fosse vitale per l'arte, ma è anche vero che la bellezza è essenziale alla vita umana e che non fosse necessario escluderla per sempre dall'arte.

L’esperienza della bellezza, ci dice Danto, può essere opzionale per l’arte, ma per la vita è una necessità. Anche questo libro è necessario, proprio come la bellezza.
- Bill Berson, San Francisco Art Institute

In tutti questi testi, come nei suoi molti altri saggi dedicati all'arte, Danto osserva attentamente il panorama artistico contemporaneo che, dopo le rivoluzioni di Duchamp e di Warhol, è popolato sempre più da oggetti strani, talmente «strani» da essere però del tutto «familiari» (scolabottiglie, orinatoi, detersivi, sedie, letti, animali, manichini, ecc.), e si pone sempre le stesse domande fondamentali: cosa fa di un oggetto comune un'opera d'arte? Dove sta la differenza tra l'opera e l'oggetto? Chi decide dell'eventuale artisticità dell'oggetto ordinario?
Giuseppe Patella _ L'Unità

l risultato, in ogni caso, è che l’ingresso nella contemporaneità implica che non possiamo più semplicemente fare uso della bellezza, siamo costretti a distorcere ogni rapporto equilibrato col bello – siamo, per così dire, condannati all’eccesso, al disequilibrio, alla violazione di senso e all’abuso. Il fascino specifico del pensiero di Danto è che egli non indietreggia mai di fronte alle conseguenze, anche le più estreme, di questo sbilanciamento.
Marco Senaldi




postmedia books Arthur Coleman Danto (Ann Arbor, Michigan, 1924 - New York 2013) studia arte e storia alla Wayne State University prima e successivamente alla Columbia University dove prende il Ph.D. nel 1952. Dal 1949 al 1950, Danto studia a Parigi grazie ad una borsa di studio Fulbright. Nel 1951 torna a New York per insegnare alla Columbia University dove per anni è stato titolare della cattedra di filosofia. Arthur Danto è stato presidente della American Philosophical Association e presidente dell'American Society for Aesthetics. Dal 1984 è critico d'arte per la rivista The Nation. Oltre a numerose pubblicazioni di filosofia Danto ha pubblicato pubblicazioni importanti di critica d'arte tra i quali Encounters and Reflections: Art in the Historical Present (1990) che gli è valso il, National Book Critics Circle Award; Beyond the Brillo Box: The Visual Arts in Post-Historical Perspective (1992); The Madonna of the Future: Essays in a Pluralistic Art World (2000). Con il titolo "Dopo la fine dell'arte" è disponibile presso Bruno Mondadori il libro After the End of Art (1998); mentre Laterza ha pubblicato nel 2008 "La trasfigurazione del banale". Il 2 ottobre 2007 gli è stata insignita la Laurea Honoris Causa in Filosofia dall'Università di Torino.